A proposito di superamniocentesi, supervillocentesi e nuove possibilità in diagnosi prenatale

A proposito su quanto apparso in alcuni giornali sulle cosiddette superamniocentesi o supervillocentesi (Next Generation Sequencing) con un’elevatissima potenzialità in diagnosi prenatale, alleghiamo i pareri di 2 importanti società scientifiche:
SIEOG
SIGU

 

Tuttavia se per libera scelta la paziente intende ricorrere alla Next Generation Sequencing in prenatale presso questo studio viene offerta tale possibilità e alla paziente verrà eseguito un counselling esaustivo.
Lo studio si assume l’onere del prelievo e del far eseguire la next generation sequencing, ma non si assume l’onere della gestione del risultato, ma potrà indirizzare la coppia a genetisti competenti.
Si sottolinea che tale test al momento non è stato utilizzato in prenatale e tutte le società scientifiche, pur riconoscendo la potenzialità della metodica, ritengono ancora prematuro il suo utilizzo.

 

Ben diverso invece è l’utilizzo di nuove metodiche di diagnosi prenatale, sempre mediante amniocentesi o villocentesi, come ad esempio il CGH Array.

 

Si stima che il 3% circa dei neonati sia affetto da un difetto congenito alla nascita (cosiddetto rischio di specie), che non può essere controllabile con indagini di laboratorio e/o strumentali e che dipende da cause genetiche (cromosomiche, geniche, etc.) o non genetiche (farmaci, infezioni, etc.).
Questa percentuale di rischio è generalizzabile a tutte le gravidanze, tuttavia, può cambiare in base all’età della coppia al momento del concepimento o a fattori ereditari, spesso desumibili dalla storia familiare, nei confronti dei quali possono essere effettuate indagini specifiche (ad es. analisi cromosomiche e molecolari, indagini ecografiche, ecc.).

 

Tra le malattie genetiche, le cosiddette “sindromi da microdelezione/microduplicazione” sono costituite da un gruppo di patologie causate da sbilanciamenti genomici, ovvero microduplicazioni o microdelezioni di sequenze di DNA (CNVs: Copy Number Variations), che si associano a quadri clinici distinti. Questi sbilanciamenti non sono individuabili mediante l’analisi del cariotipo al microscopio, ma attualmente sono monitorizzabili attraverso un’analisi genomica ad alta risoluzione, con un potere risolutivo fino a cento volte superiore a quello possibile con le tradizionali tecniche di citogenetica su metafasi. Si tratta di un test che può essere utilizzato in maniera integrativa, ma non sostitutiva, della diagnosi prenatale tradizionale sugli amniociti o sui villi coriali. Il test viene effettuato mediante tecnica di aCGH (array-based Comparative Genomic Hybridization) utilizzando lo stesso campione di DNA prelevato per la diagnosi prenatale tradizionale. Questa nuova tecnologia è basata sulla ibridazione simultanea e competitiva del campione di DNA-test e di un DNA di controllo, marcati con fluorocromi diversi, su un supporto solido (microarray) costituito da una serie di sequenze di DNA che, nell’insieme, rappresentano l’intero genoma.

 

L’indagine fornisce, perciò, in maniera accurata informazioni relative ad una serie di riarrangiamenti non identificabili con le indagini cromosomiche tradizionali, compresi quelli che coinvolgono le regioni subtelomeriche (cioè le estremità dei cromosomi, spesso sede di anomalie correlate con il ritardo mentale).

 

La piattaforma microarray utilizzata è teoricamente in grado di identificare CNVs fino ad una dimensione minima di circa 100-150 Kb lungo l’intero genoma. Tuttavia, data la scarsa conoscenza di alcune regioni genomiche e dato che molte CNVs, soprattutto di piccole dimensioni, sono presenti nella popolazione generale come varianti benigne, cioè senza significato clinico, il test verrà effettuato utilizzando dei filtri tali da individuare solamente sbilanciamenti in regioni responsabili di sindromi da microdelezione/microduplicazione, con una risoluzione di circa 500 Kb (la lunghezza della piu’ piccola CNV finora associata a patologia genomica)(Miller et al., 2010; Am J Hum Genet 86:749–764). Tutte le altre regioni genomiche saranno invece analizzate con un filtro superiore a 1 Mb, al fine di minimizzare il numero di risultati a significato incerto.

 

A fronte delle circa 6.000 malattie genetiche note, l’analisi mediante array-CGH non fornisce informazioni sulle malattie da mutazione di singoli geni, come la talassemia, la fibrosi cistica, e la sordità genetica.(Per quanto riguarda fibrosi cistica e sordità congenita questi richiedono un esame specifico che può essere richiesto a parte)
Un risultato negativo, inoltre, non esclude l’insorgenza di alcune malattie rappresentate sull’array, nei casi in cui queste siano causate da mutazioni puntiformi nel genemalattia, piuttosto che da delezioni/duplicazioni. I risultati saranno disponibili contestualmente all’analisi del cariotipo convenzionale.

 

Leggi anche amniocentesi, villocentesi

 

Parere dell’American College of Obstetricians and Gynecologists riguardo a CGH Array