Ostetricia
Villocentesi

La villocentesi consiste nel prelievo dei villi coriali, ovvero il tessuto placentare in fase precoce della gravidanza (trofoblasto). Viene eseguito attraverso l’inserimento di un ago per via addominale sotto guida ecografica, in campo sterile.
Solitamente la villocentesi viene utilizzata per lo studio delle anomalie dei cromosomi del feto, ma è anche il metodo di prima scelta in alcuni casi particolari di malattie genetiche di cui è possibile la diagnosi prenatale su DNA estratto dai villi coriali.
A volte oltre alla Sindrome di Down può essere associata la diagnosi dell’X fragile e della fibrosi cistica. Per quanto riguarda queste due patologie si consiglia di visionare le seguenti pagine:
X fragile
Fibrosi cistica
Prenatal BoBs
CGH Array

 

E’ consigliabile eseguirlo intorno all’11ª-inizio 12ª settimana in quanto qual’ora il risultato dovesse evidenziare una patologia fetale per cui la coppia decide di interrompere la gravidanza, per la legge italiana questa decisione può essere presa autonomamente dalla donna entro il 90° giorno di gravidanza e la tecnica di interruzione è più veloce e meno traumatica. Successivamente si passa all’articolo di legge oltre il 90° giorno della legge 194 del 1978, metodica più impegnativa per la paziente.
Il rischio di perdita fetale post villocentesi non è standardizzabile e come ormai ampiamente dimostrato dipende dall’esperienza dell’operatore e dal numero di procedure eseguite.
Si hanno due risposte: la diretta dopo 2 giorni che è definitiva nella stragrande maggioranza dei casi, ma va poi confermata dopo 18 giorni dall’esame colturale.
In caso di madre di gruppo sanguigno Rh negativo con partner Rh positivo viene eseguita l’immunoprofilassi anti-D dopo la procedura.

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